Guida sui prestiti finanziari, mutui, tassi di interesse, calcolo delle rate.

1. A chi è rivolto

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1. I soggetti interessati
Per usufruire dello scudo fiscale è necessario:
• detenere delle attività all’estero;
• violare le norme in materia di monitoraggio fiscale.
Quindi vi rientra solo chi è soggetto al monitoraggio, e quindi persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate, che sono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato. Ma rientrano anche coloro che, cancellati dall’anagrafe della popolazione residente per emigrare in quegli stati dove vige un regime fiscale privilegiato, fino a prova contraria si considerano ancora residenti (comma 2-bis, articolo 2 del Tuir).
Bisogna dimostrare la propria residenza nel territorio dello Stato durante il periodo di imposta in corso alla data di presentazione della domanda (2009 o 2010) e non obbligatoriamente per i periodi di imposta precedenti (circolare 99/E del 4 dicembre 2008).

Lo scudo invece non si applica ai seguenti soggetti:
• società in nome collettivo e accomandita semplice;
• enti commerciali;
• società di capitali.
Sono inoltre esclusi tutti quei soggetti che abbiano osservato il monitoraggio fiscale ma siano venuti meno all’obbligo della dichiarazione annuale dei redditi di fonte estera (circolare 99/E/2001).
Sorge come in passato il problema relativo ai soci di società capitali, in quanto lo scudo lascia scoperta la società riguardo ad eventuali accertamenti. Infatti la scoperta delle attività che fanno capo ai soci, si potrà utilizzare solo tramite accertamenti svolti nei loro confronti e non anche nei confronti della società. Per tale ragione la versione precedente dello scudo venne integrata da un provvedimento di regolarizzazione per le società.

2. Le attività detenute all’estero
Le attività finanziarie e patrimoniali interessate dallo scudo sono, come in passato (circolare 85/E del 1° ottobre 2001):
• somme di denaro;
• azioni quotate e non quotate, quote di società non rappresentate da titoli;
• titoli obbligazionari;
• certificati di massa;
• quote di partecipazione a organismi di investimento collettivo a prescindere dalla residenza del soggetto emittente;
• immobili;
• quote di diritti reali multiproprietà;
• oggetti preziosi;
• opere d’arte.

Per quanto riguarda gli immobili, il contribuente potrà inoltrare solo la procedura di regolarizzazione, e quindi sono sanabili solo le situazioni riguardanti i paesi dell’Ue.

3. Data di detenzione
La data di riferimento dell’emendamento si riferisce alle attività “detenute almeno al 31 dicembre 2008”. Non risulta rilevante se a tale data le attività siano detenute da più o meno 5 anni, che sarebbe il periodo di riferimento per il calcolo dell’imposta straordinaria. Tutte le attività non più presenti dopo la data di riferimento non dovrebbero essere oggetto di copertura dello scudo.

4. Modalità di detenzione
Le attività alle quali si applica lo scudo sono esclusivamente quelle detenute all’estero, sia possedute direttamente dal contribuente, sia intestate a società fiduciarie o per interposta persona.

5. Attività in paesi Ue
Oltre al rimpatrio “fisico”, è prevista anche la regolarizzazione se le attività sono detenute in paesi dell’Ue. In questo modo il contribuente potrà scegliere di mantenere le proprie attività all’estero a condizione che siano regolarmente dichiarate ai fini dei redditi e del monitoraggio.

6. Attività in paesi extra Ue
Nel caso in cui le attività si trovino al di fuori dell’Unione europea, si prevede esclusivamente il loro rimpatrio “fisico”, che è il metodo di contrasto più drastico nei confronti dei paradisi fiscali.

  1. A chi è rivolto
  2. I vantaggi e la tempistica
  3. Regole e procedure
  4. Effetti e conseguenze
  5. L’impatto sul modello UNICO

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