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INPDAP: le diverse tipologie di pensioni erogate da questo istituto (2 di 2)

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Approfondimento sulle novità delle pensioni che l’Inpdap eroga a tutti gli italiani che ne hanno bisogno e soprattutto diritto.

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Pensioni InpdapIn ogni caso, la riforma pensionistica di quest’anno (art. 12 del decreto legge 78 convertito nella legge 122/2010) ritarda l’accesso alla pensione di un anno rispetto al raggiungimento di tutti i requisiti richiesti. Inoltre per le donne l’età pensionabile verrà innalzata a 65 anni dal 2012.
La pensione di anzianità invece spetta a tutti coloro che abbiano raggiunto il limite minimo di anzianità contributiva previsto. Quindi la pensione di anzianità spetta a coloro che cessano il servizio prima del raggiungimento dell’età anagrafica per un qualunque motivo che non sia l’inabilità al lavoro.

In seguito alla legge 247 del 2007, a partire dal primo gennaio 2008, i requisiti d’età necessari per accedere a questo tipo di pensione sono 35 anni di anzianità di servizio e 58 anni d’età (fino al giugno 2009); da luglio 2009 la somma degli anni di contribuzione (che rimangono minimo 35) e dell’età anagrafica deve raggiungere la cifra stabilita per l’anno in questione (per il 2010 tale cifra è 95 da aumentare di uno per ogni anno successivo, fino al 2014).

Un altro tipo di pensione erogata dall’INPDAP è quella di inabilità.
Questo trattamento pensionistico è stato istituito a partire dal 1996 e ne sono beneficiari coloro che abbiano cessato il servizio per inabilità totale ma del tutto indipendente da cause di servizio. Il calcolo dell’importo da corrispondere si basa sull’anzianità del servizio svolto aumentata di un periodo che abbraccia l’età nel momento di cessazione del servizio e il compimento del limite di età previsto dal sistema retributivo, o al compimento del sessantesimo anno di età per il sistema contributivo.

Altra tipologia di retribuzione pensionistica dell’INPDAP è la pensione di privilegio alla quale hanno diritto tutti i dipendenti pubblici iscritti all’ente che abbiano conseguito un’inabilità al lavoro dovuta a cause di servizio. Questo tipo di pensione viene concessa indipendentemente dall’anzianità di servizio accumulata.

Le pensioni ai superstiti poi sono quelle pensioni che spettano ai familiari del pensionato defunto e si distinguono in diverse categorie:

  • la reversibilità ordinaria, che spetta al coniuge di un pensionato che godeva di una pensione diretta di anzianità, vecchiaia, inabilità o privilegio;
  • la pensione indiretta ordinaria, che spetta ai superstiti del lavoratore se questi, al momento del decesso, aveva maturato un’anzianità contributiva pari a 15 anni, oppure 5 anni di cui almeno tre nell’ultimo quinquennio;
  • la pensione di inabilità diretta, che spetta al superstite del lavoratore deceduto e il cui riconoscimento di inabilità sia successivo al decesso ma con richiesta presentata prima dell’evento.

Agevolazioni e finanziamenti all’imprenditoria femminile

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Il Governo italiano ha messo a disposizione dei finanziamenti per l’imprenditoria femminile. Ecco tutti i dettagli.

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Prestiti imprese al femminileNel nostro paese, dal 1992 la legge n. 215 “Azioni positive per l’imprenditoria femminile” garantisce agevolazioni e sostentamenti per le imprese “al femminile”, sia che si affaccino sul mercato del lavoro come nuove realtà, sia che esistano già sul mercato e necessitino di ristrutturazioni e rinnovamenti.

Per poter beneficiare di tali agevolazioni le imprese devono avere i seguenti requisiti: se si tratta di aziende individuali il titolare deve essere donna, se si tratta di società di persone, il 60% dei soci deve essere composto da donne, se si tratta di società di capitali almeno i due terzi sia delle quote di capitale che del consiglio di amministrazione devono essere “rosa”. Queste agevolazioni sono in ogni caso indirizzate alle piccole imprese, cioè quelle con meno di 50 dipendenti e fatturato che non deve superare i 7 milioni di euro l’anno.

I finanziamenti ottenibili sono così distribuiti: una parte della somma verrà elargita senza obbligo di restituzione o, come si usa dire, a fondo perduto, mentre la restante parte dovrà essere restituita in dieci anni ma con l’ottimo tasso dello 0,5%.

I finanziamenti per l’imprenditoria femminile possono essere richiesti per i diversi settori economici quali artigianato, agricoltura, industria, commercio, turismo e servizi del settore terziario e sono ottenibili sia per avviare nuove realtà lavorative che per acquisire o ammodernare attività già presenti sul mercato.

Il finanziamento ottenuto grazie alla legge 215 può essere impiegato per precise voci di spesa e non per altre, che devono essere specificate nel business plan che deve essere presentato congiuntamente alla richiesta del finanziamento stesso. Le spese coperte includono: acquisto di attrezzature e macchinari, impianti, ristrutturazioni edili e relativi oneri (spese tecniche e direzione lavori), studi di fattibilità. Al contrario, non sono ammesse spese per l’acquisto di utensili, materie prime, terreni e fabbricati, oggetti e attrezzature di seconda mano (ad eccezione di quelle attività che ne rilevano una preesistente) o beni di uso promiscuo come possono essere automobili o computer portatili.

L’entità del finanziamento ottenibile dipende, oltre che dalla validità del progetto presentato, anche dalle singole regioni in cui si intende realizzare il programma in quanto sono proprio le regioni gli enti preposti all’accoglimento e valutazione dei progetti presentati. Esistono poi dei criteri di priorità in base ai quali si decide quale impresa finanziare e si stila una graduatoria; in linea di massima vengono favoriti investimenti volti al miglioramento di un’impresa già esistente rispetto all’instaurazione di un’impresa del tutto nuova e vengono tenute in grossa considerazione le certificazioni ambientali fornite. Le graduatorie poi vengono stilate in base ai settori generali di intervento: agricoltura, industria, commercio, turismo e servizi.

La legge 215 si basa su un funzionamento “a bando”. Quindi nel momento in cui una regione ha a disposizione i capitali necessari, apre questo bando e inizia a raccogliere le domande entro un determinato termine di tempo. Dopo novanta giorni dall’accoglimento di tali domande si stilano le graduatorie di priorità che poi il Ministero delle Attività Produttive avrà cura di pubblicare in gazzetta ufficiale. Le imprese che avranno esito positivo alla loro richiesta otterranno una prima quota del finanziamento richiesti che di solito si aggira intorno al 30% del contributo totale richiesto; il saldo del finanziamento verrà erogato al termine dei lavori oggetto di investimento.
In ogni caso l’intera somma viene elargita entro massimo 24 mesi dall’accoglimento della richiesta.

Le richiedenti di tali finanziamenti devono aver cura di compilare e consegnare i moduli originali messi a disposizione dal Ministero in cui indicare chiaramente la propria proposta e i dati economico-finanziari ad essa legati; inoltre bisogna presentare una visura camerale dalla quale risulti la propria iscrizione al registro delle imprese della Camera di Commercio, unitamente ad un certificato antimafia; altro documento richiesto è il certificato di destinazione d’uso dell’immobile che si intende usare come sede della propria impresa e se tali immobili sono presi in affitto si deve presentare un contratto regolarmente registrato.


INPDAP: le diverse tipologie di pensioni erogate da questo istituto (1 di 2)

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Approfondimento sulle pensioni erogate dall’Inpdap in base alla fascia a cui si appartiene, al tipo di contribuzione, di età, ed altro.

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Pensioni InpdapL’Inpdap è l’ente che si occupa dell’erogazione delle pensioni dei lavoratori di tutti i settori pubblici.
Questo ente elargisce sia le pensioni di anzianità, vecchiaia o inabilità (le cosiddette prestazioni dirette), sia le pensioni di reversibilità al coniuge superstite del lavoratore pubblico (prestazioni indirette).

La cosiddetta riforma Dini del 1995 (legge n. 335) ha decisamente rivoluzionato il sistema pensionistico italiano, soprattutto per quel che riguarda il settore pubblico, introducendo il sistema di calcolo pensionistico su base contributiva, andando così gradualmente a sostituire la base retributiva. Questa riforma riguarda i diversi lavoratori coinvolgendoli in base agli anni di servizio prestati. Ma vediamone meglio nel dettaglio il modo.

Nel sistema di calcolo pensionistico contributivo è prevista la sola pensione di vecchiaia e riguarda gli assunti dal gennaio 1996. Invece quei lavoratori che al 31 dicembre 1995 non avessero ancora maturato 18 anni di contribuzione avranno una retribuzione pensionistica calcolata con metodo misto: la parte di pensione relativa al lavoro svolto prima dell’inizio del 1996 verrà calcolata su base retributiva mentre la parte di pensione maturata dopo quella data verrà calcolata su base contributiva. Per questa categoria è contemplata la doppia possibilità di pensione (anzianità e vecchiaia).

La legge Maroni n. 243 del 2004 ha introdotto una novità riguardo le lavoratrici, le quali potranno ottenere una pensione di anzianità dal gennaio 2008 se avranno raggiunto 35 anni di contributi e 57 di età, purché scelgano di farsi calcolare la pensione interamente con calcolo contributivo. Infine, i lavoratori che al 31 dicembre 1995 abbiano maturato 18 anni di contributi saranno soggetti al calcolo della propria pensione esclusivamente sul vecchio sistema retributivo ed avranno diritto alla pensione di anzianità e vecchiaia.

Cerchiamo ora di fare un elenco delle tipologie di pensione erogate dall’INPDAP.
La pensione di vecchiaia consiste in un’erogazione mensile vitalizia che spetta di diritto a quei lavoratori iscritti all’ente che abbiano raggiunto l’età pensionabile congiuntamente ad una certa anzianità di versamenti contributivi. Più precisamente, a questo tipo di pensione, quando venga calcolata con il sistema retributivo o quello misto, possono accedere gli uomini che abbiano compiuto 65 anni e le donne che ne abbiano compiti 61 con un’anzianità di servizio di 20 anni; questa regola resta valida fino al 31 dicembre 2011.

Per le pensioni calcolate con il sistema contributivo invece l’accesso a questo tipo di pensione è garantito a:

  • agli uomini con 65 anni d’età e 5 anni di contributi;
  • donne di 61 anni e 5 anni di contributi;
  • coloro che abbiano una contribuzione di 40 anni indipendentemente dall’età anagrafica;
  • coloro che abbiano maturato una contribuzione di 35 anni e abbiano l’età prevista per la pensione di anzianità.