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Consigli pratici su come investire nel grande mercato del Forex

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Sapere quanto, come e in cosa investire il proprio denaro e fondamentale per avere la massimo delle probabilità di guadagnare denaro perdendo il minimo possibile.

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Investire nel settore Forex con il massimo dei risultati e il minimo delle perditeLa capacità di investire proficuamente nel mercato finanziario è un’attività che può arrivare ad essere molto più redditizia di una qualsiasi attività imprenditoriale. Ma nel settore degli investimenti sul mercato finanziario bisogna avere molto intuito, oltre che naturalmente la volontà e la possibilità di “azzardare” in investimenti che molto spesso si presentano sotto forma di vere e proprie scommesse alla cieca sulle quali puntare il proprio denaro, mettendo anche in conto la possibilità di poterlo eventualmente perdere.
Un esempio di investimento che perfettamente spiega quanto detto è quello di comprare delle quote o delle azioni di compagnie nascenti e quindi in espansione, investendo su di esse a lungo termine e aspettando che tali azioni acquistino sempre più valore man mano che l’azienda cresce e si espande. Ovviamente nel fare investimenti di questo tipo è bene indirizzarsi verso imprese che abbiano un management forte e che sia in grado di ispirare fiducia ai mercati nei quali l’impresa si troverà ad agire. Un buon management è sinonimo di rafforzamento quasi certo per un’impresa e, di conseguenza, di innalzamento del valore delle sue azioni.

Un altro trucco per un buon investimento è quello di riuscire ad acquistare azioni che siano sul mercato per un valore inferiore al loro valore reale. Ovviamente qui l’abilità dell’investitore è tutta nel saper distinguere quali aziende sono quotate poco perché ancora non riconosciute nella loro validità e quali invece sono quotate poco solo perché effettivamente hanno poco valore economico sul mercato.
Altra cosa che conviene fare è quella di investire in aziende che abbiano un’alta redditività nel momento stesso in cui si effettua l’investimento, senza tenere in grosso conto le analisi che gli esperti fanno su eventuali rendite future. Quindi conta molto tenere d’occhio il ROE (Indice di Redditività del Capitale Proprio) dato dal rapporto tra il reddito netto dell’azienda e il capitale proprio investito dagli azionisti. Un buon investimento è quello in un’azienda in cui tale indice è in eccesso del 15%. Bisogna tuttavia fare attenzione che questo indice non sia stato raggiunto dall’azienda stessa tramite un forte indebitamento perché a quel punto l’investimento sarebbe fortemente sconsigliato. Al fine di controllare bene questo parametro si deve tenere d’occhio un altro indice, il ROIC (Ritorno sul Capitale Investito) che si calcola dividendo il totale dei passivi della’azienda per il capitale investito dagli azionisti. Se il rapporto è alto allora vuol dire che anche l’indebitamento è alto. Questo rende un’azienda molto debole nei momenti di “credit crunch” quando cioè le banche non elargiscono denaro con tanta facilità e quindi i tassi di interesse sui debiti contratti aumentano rendendo l’azienda più debole.

In definitiva poi è sempre bene investire il proprio denaro in affari che risultino chiari all’investitore stesso, il quale deve cercare di evitare aziende che operino in mercati troppo complicati o di cui si conosca poco il modus operandi. Quindi evitare i settori verso i quali non ci si considera molto ferrati.

Le aziende migliori nelle quali investire poi sono quelle che riescono ad avere dei punti di forza unici rispetto alle aziende concorrenti dello stesso settore come ad esempio, un brand forte, o i diritti su un brevetto nuovo e all’avanguardia. Se un’azienda è in grado di fornire sicurezze di questo genere (basti pensare a nomi come Coca-Cola o McDonald) allora si avrà la quasi certezza che il suo valore aumenterà nel tempo anche perché ai concorrenti non rimarranno che i tentativi di copiarne le formule di successo andando, paradossalmente, a rafforzare il potere di chi verrà copiato.
I migliori investimenti infine risultano quelli fatti in totale serenità, senza sforzarsi per fare ad ogni costo.

È meglio saper aspettare il momento propizio piuttosto che precipitarsi in affari affrettati che possano poi rivelarsi sbagliati.


Guida agli investimenti nelle obbligazioni

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Sapere quanti tipi di obbligazioni esistono in Italia è molto importante per capire meglio in cosa investire e soprattutto quanto del proprio denaro impegnare in questo tipo di investimenti.

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Consigli mirati su come investire nel settore delle obbligazioni.Le obbligazioni sono dei titoli emessi da una società oppure da un ente pubblico per finanziare le proprie attività.
Ma in che modo ciò avviene? Il meccanismo è abbastanza semplice. La società o l’ente immette sul mercato questi titoli che vengono acquistati da eventuali investitori con i propri risparmi. A questo punto l’investitore diventa creditore nei confronti dell’emittente che riveste invece la parte di debitore. Quindi questi titoli, noti anche come bond, sono dei titoli di credito che rappresentano un debito per l’emittente.

Una volta versato il capitale per l’acquisto di tali obbligazioni, l’investitore riceve dall’emittente una quota di interessi periodici che possono avere scadenza trimestrale, semestrale o annuale. Allo scadere del contratto sottoscritto tra emittente e investitore, il primo si impegna a restituire per intero al secondo il capitale investito. Tale capitale, per tutto il periodo di durata del contratto obbligazionario è rimasto a disposizione della società o ente emittente che lo ha gestito e investito nelle sue attività.

Ovviamente questo meccanismo di posizionamento di obbligazioni sul mercato consente agli emittenti di reperire fondi da investire in maniera molto più semplice rispetto a quanto potrebbe essere il chiedere un finanziamento ad una banca. I tassi di interesse che l’emittente poi si trova a pagare agli investitori sono di gran lunga inferiori ai tassi eventualmente richiesti da un istituto di credito a fronte di un prestito per un valore pari e di pari durata.

Il vantaggio per l’investitore è quello di impiegare il proprio denaro per ottenere degli interessi in un’operazione finanziaria senz’altro meno rischiosa di un investimento in borsa, anche se meno remunerativa, con la garanzia di vedersi restituire per intero il proprio capitale allo scadere del contratto sottoscritto con l’emittente.

Investendo il proprio denaro in obbligazioni però, l’investitore non diventa azionista della società emittente e pertanto non può partecipare alla gestione della stessa non potendo votare nelle assemblee.
L’investitore è poi ancora più tutelato dalla legge che, per evitare l’insolvenza da parte della società emittente, impedisce alla stessa di immettere sul mercato obbligazioni per un valore che oltrepassi il capitale sociale dell’azienda. Unica deroga prevista a questa norma si ha nel caso in cui la società fornisca delle garanzie sicure a copertura del maggior importo generato tramite obbligazioni.

Non tutti i tipi di obbligazioni però presentano lo stesso grado di rischio per l’investitore e, ovviamente, tra le diverse tipologie di obbligazioni potenzialmente circolanti sul mercato, quelle più remunerative presentano un tasso di rischio più elevato.

Cerchiamo ora di capire quali sono queste tipologie e che caratteristiche hanno.

Obbligazioni a tasso fisso: questo tipo di obbligazioni sono le più semplici, le più comuni e le più sicure per l’investitore. Si tratta di titoli che garantiscono un interesse periodico versato tramite cedola ad un tasso di interesse fisso, stabilito per contratto.

Obbligazioni indicizzate: di questa categoria fanno parte diversi tipi di obbligazioni. Le prime sono quelle a tasso variabile il cui rendimento è legato ad un tasso di interesse periodico che varia durante la durata del contratto. La variazione del tasso di interesse è generalmente legata all’andamento del tasso Euribor al quale i bond vengono legati. Altro tipo di obbligazioni indicizzate sono quelle strutturate che possono avere interessi periodici oppure a scadenza, cioè versati periodicamente oppure alla scadenza del contratto sottoscritto con l’emittente. In questo caso, sia il versamento degli interessi che il rimborso del capitale investito sono legati ad un parametro di riferimento. In ogni caso la cifra rimborsata non potrà mai essere inferiore al capitale investito, anche se l’andamento negativo dell’indice di riferimento non dovesse far maturare interessi.

L’indicizzazione di un’obbligazione può essere di tre tipi:
- finanziaria se l’obbligazione è legata ad un prodotto finanziario come un’azione o un indice di borsa o un parametro monetario;
- valutaria se il valore degli interessi di un’obbligazione è invece legato al rapporto di cambio tra due valute prese a riferimento;
- reale se l’interesse di un’obbligazione sottosta all’andamento dei prezzi di beni reali o servizi. Per questo tipo di obbligazione la cedola eventualmente maturata può essere corrisposta all’investitore periodicamente (ogni tre, sei o dodici mesi) oppure a scadenza del contratto.
Le obbligazioni indicizzate possono inoltre prevedere il rimborso anticipato del capitale.

Obbligazioni zero coupon: queste obbligazioni, come dice il loro stesso nome, non prevedono il versamento di una cedola di interessi né periodici né a scadenza. Il profitto per l’investitore in questo caso proviene dalla differenza tra il prezzo di emissione del titolo e il prezzo di rimborso dello stesso. L’emittente stabilisce il prezzo di vendita del titolo, sotto la pari, in base ai tassi di mercato prevalenti per la durata del contratto sottoscritto. I più comuni titoli di questo tipo sono i BOT.

Obbligazioni convertibili: questo tipo di obbligazioni hanno la possibilità, su richiesta dell’investitore, di essere trasformate in azioni della società emittente, o di un’altra società ad esso collegata. Se la conversione avviene, l’investitore diventa azionista e pertanto può anche partecipare alle assemblee della società e intervenire nelle eventuali decisioni relative alla sua gestione, acquisendo diritto di voto. Il metodo di conversione può essere diretto, se l’emittente e il proprietario delle azioni sono la stessa persona giuridica o indiretto se le azioni appartengono non all’emittente ma ad una società ad esso collegata. È importante sapere che esiste anche un prezzo di conversione in base al quale si stabilisce di quante azioni l’investitore può entrare in possesso sulla base del capitale precedentemente investito in obbligazioni. Siccome questa opzione di conversione viene offerta al momento di sottoscrizione del contratto obbligazionario, gli interessi delle obbligazioni convertibili sono generalmente più bassi proprio per andare a coprire eventuali commissioni di conversione.

Obbligazioni Cum Warrant: queste obbligazioni sono caratterizzate da uno speciale diritto di comprare azioni o obbligazioni ad un prezzo prestabilito. In qualche modo assomigliano alle obbligazioni convertibili, con la differenza che il numero di azioni potenzialmente acquistabili è prefissato per contratto. Altra differenza è che il diritto di convertibilità (warrant) può anche essere staccato dall’obbligazione e circolare sul mercato indipendentemente da essa; inoltre se anche viene esercitato il diritto di warrant, l’obbligazione continua ad esistere sul mercato (la sua esistenza si blocca invece nel momento in cui si attua la conversione). Inoltre, per esercitare il warrant, all’investitore viene chiesta una somma aggiuntiva rispetto a quella inizialmente investita.
Anche queste obbligazioni, come quelle convertibili possono essere emesse direttamente o indirettamente.

Obbligazioni in valuta: queste obbligazioni vengono emesse in una valuta differente rispetto a quella del paese di origine dell’emittente. L’investitore che decide di acquistare questo tipo di obbligazioni è consapevole che la rimuneratività del proprio investimento sarà strettamente collegata all’andamento delle oscillazioni dei tassi di cambio tra la propria valuta e quella in cui viene emesso il titolo. Queste obbligazioni sono conosciute anche con il nome di International bonds. La redditività, oltre che dall’andamento del tasso di cambio di valuta, è legato anche ad un tasso di interesse che può essere fisso o variabile.

Obbligazioni ibride: sono dei prodotti che si pongono a metà tra le tradizionali obbligazioni e le azioni e pertanto hanno una redditività più alta ma anche una percentuale di rischio maggiore.
Le caratteristiche di questo tipo di obbligazione sono:
- la subordinazione che implica, in caso di bancarotta dell’emittente, un rimborso ai possessori di questi titoli solo in un secondo momento rispetto agli altri obbligazionisti;
- la durata che di solito è piuttosto lunga, anche pluridecennale, e nel caso dei bond perpetui dura per tutta la durata di vita dell’azienda;
- la clausola call consente all’emittente il rimborso anticipato e, nel caso questa non dovesse avvenire, la cedola risulterà più elevata;
- l’interest defferal che consente all’emittente, appunto, di differire nel tempo il pagamento di una o più cedole in caso di necessità.


Lisbona, peggiorano i conti pubblici: crisi sempre maggiore in Portogallo

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Negli ultimi giorni sono arrivate delle notizie poco rassicuranti per quel riguarda il livello del deficit portoghese che si ripercuote, ovviamente, sulla rimuneratività delle obbligazioni emesse dal paese iberico.

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Crisi del Portogallo, i debiti aumentano e il crack statale si avvicinaNel piano di risanamento dei propri conti pubblici, il Governo di Lisbona aveva promesso alla Comunità Europea per il 2010 un rapporto tra deficit e Pil del 7,3%. In realtà le ultime stime dell’Istituto Nazionale di Statistica del Portogallo ha indicato che tale rapporto, allo stato attuale si attesta intorno all’8,6%, quindi a ben 1,3 punti percentuali in più rispetto a quanto precedentemente previsto. Inoltre la Banca Centrale portoghese ha annunciato un calo del Pil per il 2011 pari all’1,4% e questo ovviamente fa allontanare sempre di più la speranza di mantenere la promessa di portare il rapporto deficit Pil al 4,6% nell’anno corrente e al 3% nel 2012.
Proprio per ragioni legate alle forti difficoltà economiche del paese che il governo si è visto costretto alle dimissioni a fine marzo.

Come abbiamo anticipato, questa situazione si ripercuote inevitabilmente sulla redditività dei bond portoghesi, come sottolineano in maniera chiara i recenti rapporti delle agenzie di rating.
Tra l’altro le difficoltà per il paese aumenteranno nei prossimi mesi in quanto ci sono le scadenze dei titoli a metà aprile e metà maggio ed è previsto un rimborso di oltre quattro miliardi di euro per gli investitori che hanno acquistato tali titoli; nei prossimi anni poi il Portogallo avrà bisogno di una cifra stimata tra i 60 e gli 80 miliardi di euro per rifinanziare il proprio debito e sicuramente gli interessi ottenuti dalla vendita di nuovi titoli di stato saranno decisamente insufficienti a far fronte a tale cifra.

Pertanto per il Portogallo si apre sempre di più la strada verso l’EFSF (European Financial Stability Facility) che è il fondo che la Comunità Europea ha stanziato per sostenere le economie in crisi. Tale fondo garantirà al Portogallo le cifre di cui necessita applicando però un interesse del 5%.

Il ricorso a tali fondi implicherà per il Portogallo due cose:
1) prima di tutto una revisione radicale del debito pubblico, con relativi tagli a cedole e capitale. Questo andrebbe a vantaggio della popolazione portoghese in quanto gli investitori in possesso di bond sono per la maggior parte stranieri e, sicuramente, sarebbe meglio rispetto all’adozione di una politica di austerità forzata di cui risentirebbe solo il paese stesso;
2) in seconda istanza, se lo Stato dovesse decidere di attingere ai fondi europei, la restituzione di questo debito avrebbe la precedenza su tutti i pagamenti a cui lo stato deve far fronte: cme conseguenza i possessori di titoli di stato portoghesi rischierebbero di avere un rimborso molto ritardato.

Detto questo e tenuto conto della grave situazione economica in cui verte attualmente il Portogallo, possiamo affermare che il rischio di comprare bond portoghesi al momento è troppo elevato e, conseguentemente, per chi ne fosse già in possesso, sarebbe forse il caso di venderli prima che la situazione precipiti del tutto.