Sapere quanti tipi di obbligazioni esistono in Italia è molto importante per capire meglio in cosa investire e soprattutto quanto del proprio denaro impegnare in questo tipo di investimenti.
{lang: 'it'}
Le obbligazioni sono dei titoli emessi da una società oppure da un ente pubblico per finanziare le proprie attività.
Ma in che modo ciò avviene? Il meccanismo è abbastanza semplice. La società o l’ente immette sul mercato questi titoli che vengono acquistati da eventuali investitori con i propri risparmi. A questo punto l’investitore diventa creditore nei confronti dell’emittente che riveste invece la parte di debitore. Quindi questi titoli, noti anche come bond, sono dei titoli di credito che rappresentano un debito per l’emittente.
Una volta versato il capitale per l’acquisto di tali obbligazioni, l’investitore riceve dall’emittente una quota di interessi periodici che possono avere scadenza trimestrale, semestrale o annuale. Allo scadere del contratto sottoscritto tra emittente e investitore, il primo si impegna a restituire per intero al secondo il capitale investito. Tale capitale, per tutto il periodo di durata del contratto obbligazionario è rimasto a disposizione della società o ente emittente che lo ha gestito e investito nelle sue attività.
Ovviamente questo meccanismo di posizionamento di obbligazioni sul mercato consente agli emittenti di reperire fondi da investire in maniera molto più semplice rispetto a quanto potrebbe essere il chiedere un finanziamento ad una banca. I tassi di interesse che l’emittente poi si trova a pagare agli investitori sono di gran lunga inferiori ai tassi eventualmente richiesti da un istituto di credito a fronte di un prestito per un valore pari e di pari durata.
Il vantaggio per l’investitore è quello di impiegare il proprio denaro per ottenere degli interessi in un’operazione finanziaria senz’altro meno rischiosa di un investimento in borsa, anche se meno remunerativa, con la garanzia di vedersi restituire per intero il proprio capitale allo scadere del contratto sottoscritto con l’emittente.
Investendo il proprio denaro in obbligazioni però, l’investitore non diventa azionista della società emittente e pertanto non può partecipare alla gestione della stessa non potendo votare nelle assemblee.
L’investitore è poi ancora più tutelato dalla legge che, per evitare l’insolvenza da parte della società emittente, impedisce alla stessa di immettere sul mercato obbligazioni per un valore che oltrepassi il capitale sociale dell’azienda. Unica deroga prevista a questa norma si ha nel caso in cui la società fornisca delle garanzie sicure a copertura del maggior importo generato tramite obbligazioni.
Non tutti i tipi di obbligazioni però presentano lo stesso grado di rischio per l’investitore e, ovviamente, tra le diverse tipologie di obbligazioni potenzialmente circolanti sul mercato, quelle più remunerative presentano un tasso di rischio più elevato.
Cerchiamo ora di capire quali sono queste tipologie e che caratteristiche hanno.
Obbligazioni a tasso fisso: questo tipo di obbligazioni sono le più semplici, le più comuni e le più sicure per l’investitore. Si tratta di titoli che garantiscono un interesse periodico versato tramite cedola ad un tasso di interesse fisso, stabilito per contratto.
Obbligazioni indicizzate: di questa categoria fanno parte diversi tipi di obbligazioni. Le prime sono quelle a tasso variabile il cui rendimento è legato ad un tasso di interesse periodico che varia durante la durata del contratto. La variazione del tasso di interesse è generalmente legata all’andamento del tasso Euribor al quale i bond vengono legati. Altro tipo di obbligazioni indicizzate sono quelle strutturate che possono avere interessi periodici oppure a scadenza, cioè versati periodicamente oppure alla scadenza del contratto sottoscritto con l’emittente. In questo caso, sia il versamento degli interessi che il rimborso del capitale investito sono legati ad un parametro di riferimento. In ogni caso la cifra rimborsata non potrà mai essere inferiore al capitale investito, anche se l’andamento negativo dell’indice di riferimento non dovesse far maturare interessi.
L’indicizzazione di un’obbligazione può essere di tre tipi:
- finanziaria se l’obbligazione è legata ad un prodotto finanziario come un’azione o un indice di borsa o un parametro monetario;
- valutaria se il valore degli interessi di un’obbligazione è invece legato al rapporto di cambio tra due valute prese a riferimento;
- reale se l’interesse di un’obbligazione sottosta all’andamento dei prezzi di beni reali o servizi. Per questo tipo di obbligazione la cedola eventualmente maturata può essere corrisposta all’investitore periodicamente (ogni tre, sei o dodici mesi) oppure a scadenza del contratto.
Le obbligazioni indicizzate possono inoltre prevedere il rimborso anticipato del capitale.
Obbligazioni zero coupon: queste obbligazioni, come dice il loro stesso nome, non prevedono il versamento di una cedola di interessi né periodici né a scadenza. Il profitto per l’investitore in questo caso proviene dalla differenza tra il prezzo di emissione del titolo e il prezzo di rimborso dello stesso. L’emittente stabilisce il prezzo di vendita del titolo, sotto la pari, in base ai tassi di mercato prevalenti per la durata del contratto sottoscritto. I più comuni titoli di questo tipo sono i BOT.
Obbligazioni convertibili: questo tipo di obbligazioni hanno la possibilità, su richiesta dell’investitore, di essere trasformate in azioni della società emittente, o di un’altra società ad esso collegata. Se la conversione avviene, l’investitore diventa azionista e pertanto può anche partecipare alle assemblee della società e intervenire nelle eventuali decisioni relative alla sua gestione, acquisendo diritto di voto. Il metodo di conversione può essere diretto, se l’emittente e il proprietario delle azioni sono la stessa persona giuridica o indiretto se le azioni appartengono non all’emittente ma ad una società ad esso collegata. È importante sapere che esiste anche un prezzo di conversione in base al quale si stabilisce di quante azioni l’investitore può entrare in possesso sulla base del capitale precedentemente investito in obbligazioni. Siccome questa opzione di conversione viene offerta al momento di sottoscrizione del contratto obbligazionario, gli interessi delle obbligazioni convertibili sono generalmente più bassi proprio per andare a coprire eventuali commissioni di conversione.
Obbligazioni Cum Warrant: queste obbligazioni sono caratterizzate da uno speciale diritto di comprare azioni o obbligazioni ad un prezzo prestabilito. In qualche modo assomigliano alle obbligazioni convertibili, con la differenza che il numero di azioni potenzialmente acquistabili è prefissato per contratto. Altra differenza è che il diritto di convertibilità (warrant) può anche essere staccato dall’obbligazione e circolare sul mercato indipendentemente da essa; inoltre se anche viene esercitato il diritto di warrant, l’obbligazione continua ad esistere sul mercato (la sua esistenza si blocca invece nel momento in cui si attua la conversione). Inoltre, per esercitare il warrant, all’investitore viene chiesta una somma aggiuntiva rispetto a quella inizialmente investita.
Anche queste obbligazioni, come quelle convertibili possono essere emesse direttamente o indirettamente.
Obbligazioni in valuta: queste obbligazioni vengono emesse in una valuta differente rispetto a quella del paese di origine dell’emittente. L’investitore che decide di acquistare questo tipo di obbligazioni è consapevole che la rimuneratività del proprio investimento sarà strettamente collegata all’andamento delle oscillazioni dei tassi di cambio tra la propria valuta e quella in cui viene emesso il titolo. Queste obbligazioni sono conosciute anche con il nome di International bonds. La redditività, oltre che dall’andamento del tasso di cambio di valuta, è legato anche ad un tasso di interesse che può essere fisso o variabile.
Obbligazioni ibride: sono dei prodotti che si pongono a metà tra le tradizionali obbligazioni e le azioni e pertanto hanno una redditività più alta ma anche una percentuale di rischio maggiore.
Le caratteristiche di questo tipo di obbligazione sono:
- la subordinazione che implica, in caso di bancarotta dell’emittente, un rimborso ai possessori di questi titoli solo in un secondo momento rispetto agli altri obbligazionisti;
- la durata che di solito è piuttosto lunga, anche pluridecennale, e nel caso dei bond perpetui dura per tutta la durata di vita dell’azienda;
- la clausola call consente all’emittente il rimborso anticipato e, nel caso questa non dovesse avvenire, la cedola risulterà più elevata;
- l’interest defferal che consente all’emittente, appunto, di differire nel tempo il pagamento di una o più cedole in caso di necessità.