Guida sui prestiti finanziari, mutui, tassi di interesse, calcolo delle rate.

Come ridurre la rata del mutuo senza allungarne la durata

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Tralasciando il sistema che permette di fari “acquistare” il mutuo esistente da un altro istituto di credito che, a sua volta, lo convertirà in un altro mutuo di maggiore durata e a più alti interessi, in questo articolo vengono descritti gli unici due modi con i quali è possibile ridurre la mensilità del mutuo senza darsi la zappa sui piedi.

Quando ci si appresta a richiede informazioni per avere un mutuo, quello che alla fine di tutti i giochi interessa di più è la cifra che ogni mese si dovrà restituire all’istituto di credito che ci ha permesso di acquistare la nostra casa.

Il primo sistema per abbassare la rata e quello di chiedere meno denaro alla banca, prelevando soldi dai propri risparmi o utilizzando alcuni lasciti di genitori e/o parenti.
Il secondo sistema è quello di utilizzare anticipatamente una parte del Tfr (trattamento di fine rapporto), detta anche liquidazione, sia che esso sia stato investito in azienda che in un fondo pensione.

La possibilità di ottenere un anticipo sul Tfr viene data solo ai dipendenti che lavorano da almeno 8 anni per la stessa azienda ma con alcune regole/limitazioni: in un anno il datore di lavoro può erogare il 70% del Tfr accumulato solo al 10% dei lavoratori che possono richiederlo, a patto che questo 10% non superi il 4% di tutti i dipendenti.
Ad esempio: se un’azienda ha 100 operai e la metà di loro potrebbe avere questo anticipo, l’azienda potrebbe teoricamente darlo a 5 operai (ovvero il 10% di 50 operai), ma siccome il 10% di 50 operai è pari al 5% di tutti i 100 operai, il numero massimo di operai che riceverà l’anticipo potrà essere solo 4.
Per quanto riguarda i lavoratori che hanno deciso di investire il proprio Tfr in un fondo pensione, il requisito di anzianità è sempre lo stesso, 8 anni, ma calcolati sommando i periodi in cui il Tfr è stato versato in forme di pensioni complementari. In questo caso, l’anticipo può essere del 75%.

Si precisa che in tutti e due i casi di anticipo, sulla cifra ricevuta viene applicata una tassazione.

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Australia: tra tutti i paesi del G20 è la prima ad alzare i tassi di interesse

Data: |Categoria: News|0 Commenti »

La situazione economica in Australia e il futuro di questa nazione che ha subito la crisi in modo marginale rispetto all’Italia e all’Europa intera.

Primo tra i paesi del G20 ad aumentare il costo del denaro è stato l’Australia. Portando i tassi dal 3 al 3.25%, la Reserve Bank ha l’intenzione di continuare in questa direzione. Il cambio di tendenza è avvenuto alquanto rapidamente. Ricordiamo, infatti, che solo un anno fa i tassi australiani erano al 7%, e da dicembre 2008 ad aprile 2009 la banca centrale ha diminuito di 2.25 punti percentuali il costo del denaro.
Cos’è cambiato da allora? Secondo il governatore Glenn Stevens, la situazione economica dell’Australia è sicuramente più forte, tanto da prevedere un 2010 quasi normale dal punto di vista della crescita. Il Paese ha infatti evitato la recessione tecnica: non ha infatti mai registrato due trimestri consecutivi di contrazione dell’attività, subendo una flessione del Pil solo nell’autunno 2008.
Stevens aggiunge che anche la disoccupazione non è aumentata in maniera veloce, mentre l’inflazione è vicina all’obiettivo previsto. Per questi motivi si è deciso di calare pian piano lo stimolo economico fornito dalla politica monetaria.

Ma un altro fattore che ha contribuito alla decisione di cui sopra, è l’aumento veloce delle quotazioni immobiliari. I prestiti per le case hanno avuto una crescita solida e negli ultimi 6 mesi i prezzi delle case sono saliti in maniera notevole.
Qualche giorno fa però, Antony Richards, il capo economista della Reserve Bank, aveva affermato che i tassi sui mutui non potevano restare bassi a lungo in quanto il rischio potrebbe essere rappresentato da un forte aumento delle case.
Ritroviamo quindi anche in Australia la stessa problematica affrontata dalle banche centrali una volta arrivate al bivio della exit strategy: attendere troppo può creare bolle finanziarie, al contrario agire in fretta può fermare la crescita.

David Forrester, di Barclays, afferma che la RBA (Reserve Bank of Australia) ha individuato tre fattori che possono arenare la crescita:

  • necessità di risanamento dei bilanci aziendali nelle grandi economie;
  • calo dello stimolo fiscale auspicato dal governo;
  • cambio forte (il dollaro australiano continua a prendere terreno sulla valuta Usa).

Riguardo questo scenario, molti analisti si aspettano perciò prudenza, augurandosi che i prossimi rialzi siano meditati e arrivino dopo che la RBA abbia eseguito una valutazione degli effetti delle sue mosse iniziali.

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Seguire il modello Sarkozy per dare credito alle aziende

Data: |Categoria: Prestiti imprese|0 Commenti »

Il modello Sarkozy per combattere la crisi in Francia potrebbe essere utilizzato anche in Italia emettendo delle particolari obbligazioni, oltre a diversi sgravi per chi avvia nuove assunzioni.

Per venire in aiuto delle piccole e medie imprese in difficoltà, lo Stato potrebbe sottoscrivere delle speciali obbligazioni convertibili, emissioni quasi equity a condizioni convenienti per le Pmi.
Un’altra modalità sarebbe quella di utilizzare le risorse che erano state destinate ai Tremonti bond bancari, ma rimaste inutilizzate, per concedere sgravi fiscali, incentivare le assunzioni, concedere finanziamenti agevolati alle aziende con difficoltà creditizia: il modello Sarkozy.

Queste sono alcune delle ipotesi al vaglio di Confindustria, da quando Unicredit e San Paolo hanno convenuto la ricapitalizzazione senza usufruire dell’intervento statale: il Ministero dell’Economia dispone quindi di 6 miliardi di euro da poter destinare ad altri settori.

Ricordando ancora una volta il piano di sostegno di Sarkozy, gli interventi a favore delle Pmi sono molteplici. Le piccole e medie imprese italiane, come le francesi, e le banche europee collassate dalla recessione e dai titoli tossici, hanno bisogno di ricapitalizzarsi. Per le Pmi, ciò vuol dire migliori condizioni di finanziamento presso gli istituti bancari. A tal proposito, il governo Sarkozy ha messo a disposizione nuovi fondi per favorire gli aumenti di capitale, oppure obbligazioni convertibili emesse dalle imprese a corto di capitale.
Inoltre le Pmi francesi godranno di sgravi fiscali nelle assunzioni o negli investimenti fissi, e lo Stato potrà direttamente concedere finanziamenti agevolati.

In Italia, la conversione dei Tremonti bond emessi dalle banche in bond per le Pmi, avrebbe bisogno di un intermediario. Attualmente la Cdp non può farlo perché non possiede gli strumenti per il microcredito e il risparmio postale potrebbe spingersi fino al rischio-banca o al rischio-progetto.

Finora, il Ministro Tremonti ha aiutato le Pmi attraverso tre grandi interventi, mediati dalle banche:

  • 8 miliardi di liquidità del risparmio postale messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti indirettamente per le Pmi;
  • miliardi di euro di garanzie Scace su prestiti concessi dalle banche alle Pmi che hanno crediti con le pubbliche amministrazioni;
  • creazione di una linea speciale Cdp-banche.

Obiettivo futuro? Tremonti bond senza l’intermediazione bancaria.

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