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	<title>PrestitiFinanziari.net &#187; News</title>
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	<description>Guida sui prestiti finanziari, mutui, tassi di interesse, calcolo delle rate.</description>
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		<title>Australia: tra tutti i paesi del G20 è la prima ad alzare i tassi di interesse</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 18:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La situazione economica in Australia e il futuro di questa nazione che ha subito la crisi in modo marginale rispetto all'Italia e all'Europa intera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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		</div>
<p><img style="margin-right: 5px;" src="/immagini/news-prestiti/tassi-interesse-australia.jpg" title="La banca australiana aumenta i tassi di interesse, ed è la prima tra tutti i Paesi del G20" align="left">Primo tra i paesi del G20 ad aumentare il costo del denaro è stato l’Australia. Portando i tassi dal 3 al 3.25%, la Reserve Bank ha l’intenzione di continuare in questa direzione. Il cambio di tendenza è avvenuto alquanto rapidamente. Ricordiamo, infatti, che solo un anno fa i tassi australiani erano al 7%, e da dicembre 2008 ad aprile 2009 la banca centrale ha diminuito di 2.25 punti percentuali il costo del denaro.<br />
Cos’è cambiato da allora? Secondo il governatore Glenn Stevens, <b>la situazione economica dell’Australia è sicuramente più forte</b>, tanto da prevedere un 2010 quasi normale dal punto di vista della crescita. Il Paese ha infatti evitato la recessione tecnica: non ha infatti mai registrato due trimestri consecutivi di contrazione dell’attività, subendo una flessione del Pil solo nell’autunno 2008.<br />
Stevens aggiunge che anche la disoccupazione non è aumentata in maniera veloce, mentre l’inflazione è vicina all’obiettivo previsto. Per questi motivi si è deciso di calare pian piano lo stimolo economico fornito dalla politica monetaria.</p>
<p>Ma un altro fattore che ha contribuito alla decisione di cui sopra, è l’aumento veloce delle quotazioni immobiliari. I <b>prestiti per le case</b> hanno avuto una crescita solida e negli ultimi 6 mesi i prezzi delle case sono saliti in maniera notevole.<br />
Qualche giorno fa però, Antony Richards, il capo economista della Reserve Bank, aveva affermato che i tassi sui mutui non potevano restare bassi a lungo in quanto il rischio potrebbe essere rappresentato da un forte aumento delle case.<br />
Ritroviamo quindi anche in Australia la stessa problematica affrontata dalle banche centrali una volta arrivate al bivio della exit strategy: attendere troppo può creare bolle finanziarie, al contrario agire in fretta può fermare la crescita.</p>
<p>David Forrester, di Barclays, afferma che la RBA (Reserve Bank of Australia) ha individuato <b>tre fattori che possono arenare la crescita</b>:</p>
<ul>
<li>necessità di risanamento dei bilanci aziendali nelle grandi economie;</li>
<li>calo dello stimolo fiscale auspicato dal governo;</li>
<li>cambio forte (il dollaro australiano continua a prendere terreno sulla valuta Usa).</li>
</ul>
<p>Riguardo questo scenario, molti analisti si aspettano perciò prudenza, augurandosi che i prossimi rialzi siano meditati e arrivino dopo che la RBA abbia eseguito una valutazione degli effetti delle sue mosse iniziali.</p>
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		<title>Lo scudo fiscale porterà denaro anche al bonus ricerca delle aziende</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 09:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[denaro per la ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[destinazione denaro scudo fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[dove e a chi andranno i soldi dello scudo fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[fondi scudo fiscale]]></category>
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		<category><![CDATA[scudo fiscale e ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro Scajola annuncia che una parte del denaro ricavato dallo scudo fiscale andrà in aiuto a quelle imprese in grado di investire in ricerca tecnologica e nuovi sistemi produttivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><img style="margin-right: 5px;" src="/immagini/news-prestiti/bonus-ricerca-scudo-aziendale.jpg" title="scudo fiscale e bonus ricerca aziende" align="left">Di fronte alla platea degli industriali di Genova, il 6 ottobre 2009, il <b>ministro dello sviluppo</b>, <b>Claudio Scajola</b>, ha annunciato la sua <b>proposta</b>, diretta a Tremonti e altri colleghi, affinché i soldi dello scudo fiscale siano in parte destinati alle imprese, in particolare al credito d’imposta e alle innovazioni.</p>
<p>Ha inoltre difeso l’operato del governo nella gestione della crisi e nella sua attenzione ai problemi delle imprese e dell’economia. Ciò in particolare riferimento alle accuse della Marcegaglia, presidente di Confindustria, che aveva rimproverato la politica di disattenzione e poca responsabilità nell’amministrazione della situazione economica.</p>
<p>A riprova delle proprie affermazioni, Scajola, fa riferimento:</p>
<ul>
<li>al Pil italiano che sembra andar meglio che in altri paesi,</li>
<li>alla disoccupazione e al debito pubblico che sono al di sotto della media europea,</li>
<li>al sistema bancario che è stato in grado di fronteggiare la crisi senza ricorrere ai bond pubblici,</li>
<li>ai dati positivi delle esportazioni di settembre.</li>
</ul>
<p>Scajola continua il suo discorso riconoscendo che <b>la crisi è tutt’altro che lontana e non sarà breve</b>, ma la ripresa dell’economia deve passare attraverso la capacità di resistenza delle imprese italiane che sapranno risollevarsi anche grazie al <b>sostegno dell’esecutivo</b>, sia attraverso le iniziative già varate (come il rifinanziamento del fondo di garanzia per piccole e medie imprese con 1,6 miliardi di euro), sia attraverso manovre future: ad esempio una parte del denaro proveniente dallo scudo fiscale verrà utilizzato per il credito d’imposta, e verranno dati degli incentivi per fornire più risorse alla ricerca industriale, all’innovazione tecnologica e a nuove filiere produttive.</p>
<p>Altro tema di intervento del ministro è poi stato l’energia: a breve saranno nominati degli appositi commissari per rendere più celere gli interventi infrastrutturali energetici. Egli conferma l’impegno sul nucleare, affermando che, qualora si rendesse necessario, il governo si andrebbe a sostituire alle regioni.</p>
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		<title>S.r.l.: i controlli del Fisco riguarderanno anche i soci</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[controlli Fisco srl]]></category>
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		<category><![CDATA[controlli società responsabilità limitata]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione soci srl]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Fisco controllerà sempre di più anche i singoli soci delle Srl per evitare che un singolo socio, o una parte di essi, abbia ricavi non dichiarati ai danni di tutta la Srl.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><img style="margin-right: 5px;" src="/immagini/news-prestiti/controlli-soci-srl.jpg" title="fisco società srl" align="left">Recentemente gli <b>accertamenti fiscali</b> nei confronti delle Srl comportano dei <b>coinvolgimenti</b> anche per i <b>soci</b>, così come accade nelle società di persone.<br />
Infatti, nel caso in cui gli accertamenti portino allo scoperto ricavi non dichiarati o costi fittizi, l’amministrazione procede a contestarli ai soci della società, relativamente alla propria quota di partecipazione. In questi casi, non avendo generalmente la prova concreta che tali somme occultate siano state realmente distribuite ai soci, <b>si procede rettificando i redditi dei soci</b>, presumendo la distribuzione fittizia dei suddetti utili. Questo avviene quando non venga dimostrato il contrario, ossia nel caso in cui gli utili siano confluiti nel patrimonio della società o nella disponibilità di soggetti individuati.</p>
<p>In tali situazioni avviene di norma che il contribuente contesti all’amministrazione la mancanza di prove concrete, arrivando talune volte, ad appellarsi alla violazione del divieto di doppia presunzione, ossia, nel caso specifico, <i><b>l’amministrazione, partendo da un accertamento induttivo a carico di una società per utili occultati (prima presunzione), perviene alla conclusione che quegli stessi utili siano stati distribuiti tra i soci (seconda presunzione)</b></i>.</p>
<p>E’ bene specificare che <b>l’orientamento della Corte di Cassazione</b> è quello di ritenere i soci, ovviamente in assenza di prove concrete, quali fruitori di utili non dichiarati o di costi fittizi. Tale presunzione di distribuzione degli utili ai soci, però, non può ritenersi valida nel qual caso i ricavi occultati e i costi fittizi contestati alla società non abbiano dato luogo a provate movimentazioni finanziarie (studi di settore, ricavi non di competenza ecc.).</p>
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