Convenienza del social lending

Convenienza del social lending

Nelle scorse “puntate” della nostra inchiesta abbiamo esaminato i principi alla base del social lending e abbiamo anche racontato la storia della piattaforma più famosa, Zopa poi diventata Smartika.

Cerchiamo oggi di capire se è davvero conveniente, dal punto di vista economico ma anche da altri punti di vista, se è conveniente utilizzare il social lending.

Simulazione di una richiesta prestito.

Per capire se è davvero conveniente fare una richiesta di prestito ad una piattaforma di social lending andiamo sul sito di Smartika (http://www.smartika.it/Web/) e leggiamo il tasso medio con cui vengono erogati i prestiti: 8,9%. Per fare un confronto, apriamo http://www.iprestitipersonali.eu/migliori-finanziarie.php, una pagina web dove vengono presentate le migliori offerte di finanziamento da parte delle finanziarie, e scopriamo subito che una delle finanziarie più note in Italia eroga prestiti con TAN 7,83% e TAEG 8,42 %.

Di fatto scopriamo così che, in media, richiedere prestiti ad una piattaforma di social lending può venire a costare lo 0,5% di interesse. Questo ci fa capire che, dal punto di vista economico, potrebbe non essere la soluzione giusta.

Tuttavia è opportuno osservare che le finanziarie, soprattutto negli ultimi tempi, sono diventate estremamente restrittive nel concedere nuovi prestiti e molto attente all’analisi del merito creditizio dei richiedenti. Questo vuol dire che ricevere un prestito da una finanziaria può essere più difficile e quindi il social lending potrebbe essere una possibilità, soprattutto per coloro che hanno un merito creditizio più basso.

Dalla parte degli investitori.

Anche se ci occupiamo di finanziamenti, proviamo per un attimo a metterci dalla parte degli investitori, cioè di coloro che prestano i soldi. A prima vista sembra che questi facciano un ottimo affare: il tasso medio con cui vengono renumerati è del 6,7% annuo. La piattaforma applica una ritenuta fiscale del 20% ma queste somme devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi alla voce “Redditi da capitale” e tassati secondo la propria aliquota.


Per fare un esempio concreto e capire come funzionano le cose, supponiamo di prestare 10.000 euro e di ottenerne in cambio 670 euro di interessi. Supponiamo anche di avere un reddito medio e che quindi la nostra aliquota è del 27%. Sui 670 euro guadagnati bisogna pagare 180 euro circa di tasse, quindi il rendimento effettivo è di 490 euro.

Le tasse da pagare salgono ancora se il reddito è più alto, ad esempio se si rientra nell’aliquota del 38% si deve pagare un’imposta di 254 euro e così via. Questo è frutto di una disparità normativa che deve essere sanata, visto che i normali investimenti finanziari non vengono tassati in questo modo ma con aliquota fissa del 20%.

Tuttavia ne dobbiamo tener conto quando calcoliamo i rendimenti. E’ opportuno ricordare, comunque, che questi sono i rendimenti medi e che non si tratta di un investimento garantito. Questo significa che se la persona che ha ricevuto il denaro in prestito smette di pagare, non solo si perde il rendimento ma si perde anche la parte di capitale non ancora restituita.

Dal punto di vista economico mettere il proprio denaro nelle piattaforme di social lending non è, forse, un grande affare. Tuttavia potrebbe avere una valenza morale, visto che si presta denaro a persone che ne hanno effettivamente bisogno e che, magari, non riescono ad ottenere credito con i canali più normali.

 

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