In aumento i negozi dove è possibile vendere velocemente il proprio oro senza dare troppe spiegazioni. Ma bisogna stare attenti e stare attenti a chi non paga l’oro come dovrebbe e chi non si comporta onestamente.
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La crisi aumenta sempre più, siamo in recessione quindi il paese non cresce. In questo scenario è normale (quasi scontato) che chi fa fatica a sbarcare il lunario e possiede un po’ di oro lo venda attraverso i diversi negozi in franchising sparsi sul territorio nazionale. Bisogna anche considerare che l’oro è in continuo aumento, quindi può essere abbastanza redditizio venderlo adesso o fino a quando continuerà a salire: qualche mese fa aveva raggiunto un picco di 1900 dollari l’oncia, pari a circa 60 euro/grammo (in questo momento siamo a 1600 dollari l’oncia, pari a 51 euro/grammo).
Ottenere denaro in questo modo è molto semplice ma è meglio pensarci molto bene prima di vendere i propri gioielli. Infatti l’Adoc ha stilato un promemoria da tenere ben presente ogni qualvolta si voglia vendere un oggetto prezioso in questo modo.
La prima cosa da fare è assicurarsi di quanto sia la quotazione dell’oro nel momento in cui lo volete vendere, dato che sono sempre troppi i negozianti che acquistano il vostri preziosi dandovi in cambio una cifra di denaro non sufficiente.
Secondariamente bisogna assicurarsi della purezza del proprio oro, quindi se si possiede un 18 carati (75% di oro e 25% di altre leghe) oppure 24 carati (oro puro); il valore del 18 carati va ridotto del 25%. Alcuni “Compro Oro” non acquistano oro a 24 carati.
Un altro punto importante è il peso reale del vostro oro: prima di venderlo fatelo pesare su una bilancia digitale di precisione perché l’unico parametro su cui un negozio potrebbe ingannarvi è proprio il peso.
Le transazioni devono essere sempre seguite dalla richiesta dei vostri dati da parte del negoziante, quindi diffidate da chi non vi chiede alcun documento. Inoltre accettate solo e unicamente del denaro in cambio dei vostri ori e non altro oro o preziosi.
Nell’anno 2011 l’aumento di negozi del tipo “Compro Oro” sono aumentati del 25%: a Roma ne sono stati aperti 250 di nuovi, e si è registrato un aumento del 30% di vendita di oro da parte dei privati. Il fatturato annuo totale è di circa 3 miliardi di euro, e mediamente ogni negozio acquista 350 mila euro di oro. Teniamo ben presente che un aumento di questo tipo di esercizi commerciali non è una cosa positiva, ma indica solo un disperato bisogno di contati da parte di privati cittadini.
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Nuove regole per prestiti e mutui a partire da ottobre 2011 per tutto il biennio 2012-2013
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Ad ottobre sono arrivati i nuovi regolamenti per avere un prestito personale o un mutuo.
L’Inpdap ha pubblicato tutti i dettagli delle novità secondo le direttive che prima dell’estate aveva emanato il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza in riferimento al biennio 2012-2013. L’ormai famoso spread che c’è tra i nostri BTP e i Bund tedeschi ha raggiunto cifre molto alte (ora siamo tra i 450 e i 500 punti), perciò il sistema dei prestiti ha interrotto un po’ il flusso di denaro data la grande paura sulla situazione finanza generale.
Queste nuove regole sono entrate in vigore l’1 ottobre, e dovrebbero avere il compito di fare da volano per la domanda e per chi vorrebbe una vita meno complicata a chi ha bisogno di credito al consumo.
Ecco quali sono i punti più importanti della regolamentazione:
- Per prestiti personali di poca entità è stato eliminato il tetto massimo di 8000 euro per il prestito triennale.
- E’ stato introdotto di nuovo il prestito quadriennale che consente di ottenere un prestito pari a 4 mensilità della pensione o dello stipendio.
- Ora c’è la possibilità di chiedere dei piccoli prestiti per l’alloggio dei giovani, sia gli affitti che per gli acquisti del necessario.
- Infine, per tutti i prestiti, gli importi erogabili sono stati aumentati e la domanda di richiesta è ora più semplice e flessibile.
I tassi per i piccoli prestiti vengono fissati al 4,25%, mentre per i prestiti pluriennali vanno al 3,50%. I mutui ipotecari a tasso fisso restano a 3,75%.
Il regolamento ha dato anche nuove opportunità e flessibilità a banche e istituti di credito per creare dei nuovi pacchetti da offrire ai propri clienti.
Staremo a vedere cosa accadrà nel prossimo biennio.
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Gli ETF sono un valido modo per investire denaro nelle materie prime. Gli ETC vengono immessi nel mercato da parte di grandi società operanti in tutto il mondo in petrolio, carbone, oro, diamanti e molto altro.
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Gli Exchange Traded Commodities (ETC) sono degli strumenti finanziari, privi di scadenza, che vengono messi a disposizione degli investitori da parte di una società. L’investimento si concentra sulle materie prime oppure su contratti derivati, sempre sulle materie prime, che l’emittente stipula con operatori internazionali. Al momento della sottoscrizione di un ETC l’investitore può decidere di investire su una singola materia prima (petrolio, gas, oro, zucchero, ecc.), possibilità da cui sono esclusi gli investitori in ETF.
Il prezzo a fronte del quale titoli possono essere acquistati è quindi direttamente o indirettamente legato all’andamento del titolo sottostante. Questo è ciò che differenzia maggiormente gli ETC dagli ETF, il cui prezzo invece dipende dall’indice borsistico al quale fanno riferimento. Al pari delle azioni e degli ETF, anche gli ETC vengono quotati in borsa e quindi il loro valore di realizzo sottosta alle fluttuazioni dei mercati finanziari. In pratica questi titoli non fanno altro che replicare la performance finanziaria della materia prima sulla base della quale sono stati emessi dall’azienda. Per questo motivo vengono classificati nella categoria dei “cloni finanziari”.
Per maggiore chiarezza vediamo di riassumere in pochi punti ciò che un investimento in ETC garantisce all’investitore stesso:
- L’investitore può direttamente avere accesso al mercato delle commodities (cioè delle materie prime) in quanto il proprio titolo da lui acquistato non fa altro che replicare l’andamento delle quotazioni della commodity stessa.
- L’investimento resta sempre in linea con l’andamento finanziario delle materie prime senza la necessità, come accade per esempio per i futures, di riposizionarsi da un contratto ad un altro. Inoltre la sottoscrizione di questo tipo di contratti non prevede spese aggiuntive di intermediazione oppure di sostituzione dei contratti in scadenza in quanto, come abbiamo detto, tali titoli non hanno una scadenza.
- Investire sui contratti di materie prime poi evita all’investitore di farsi carico delle spese di stoccaggio e dei rischi ad esso connessi.
- L’investitore ha la garanzia di ingresso sul mercato delle commodities a dei costi piuttosto bassi perché non sono previste commissioni di entrata, di uscita o di performance e anche le commissioni dovute per la gestione generale del titolo sono piuttosto basse e vanno applicate proporzionalmente al tempo di possesso del titolo stesso da parte dell’investitore tramite una trattenuta sulla quantità di materia prima cui egli ha diritto.
- Chi investe in ETC rientra nella categoria degli investitori con rendimento assoluto, altrimenti detto “total return” che può essere di tre diversi tipi qualora l’ETC sia legato al prezzo di contratti future sulla materia prima. Vediamo quali sono questi tre tipi di rendimento:
- Rendimento spot che deriva che deriva dai cambiamenti in positivo nell’andamento del prezzo del future della materia prima oggetto di investimento;
- Rendimento legato al rolling che dipende dalle operazioni che si effettuano per sostituire dei contratti future in scadenza. Il rolling può essere positivo nel caso in cui il contratto in scadenza abbia un prezzo inferiore a quello del contratto successivo che lo andrà a sostituire (in questo caso si definisce deporto), mentre è negativo se si verifica il caso contrario e il prezzo del contratto in scadenza è maggiore del prezzo del contratto successivo (in questo caso si parla di riporto);
- Rendimento del collaterale è il rendimento legato all’interesse ottenuto dall’investimento del collaterale.
In ultima istanza dobbiamo chiarire che per gli ETC, come per gli ETF, esistono due mercati distinti, un mercato primario e un mercato secondario.
Sul mercato primario possono operare solo gli intermediari autorizzati. Chi opera su questo mercato può sottoscrivere dei titoli o chiederne il rimborso ogni giorno, dovendo sottostare al prezzo ufficiale della commodity cui il titolo stesso si rifà.
Sul mercato secondario, che poi è rappresentato dalla Borsa, possono operare tutti gli altri investitori i quali sono tenuti a rispettare il prezzo di sottoscrizione e rimborso degli ETC che viene stabilito tramite le migliori proposte di acquisto e di vendita della materia prima sottostante.
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